Dialogo tra un cane e un gatto

scritto da Bianca Lemmon
Scritto 5 mesi fa • Pubblicato 5 mesi fa • Revisionato 5 mesi fa
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Autore del testo Bianca Lemmon

Testo: Dialogo tra un cane e un gatto
di Bianca Lemmon




Personaggi:

C. = Cane
G. = Gatto
e Madame

C. e G. si trovano a sonnecchiare davanti al caminetto. È pomeriggio, e fuori nevica.
Dall’ampia porta – finestra, al loro lato, possono vedere senza fatica una bella fetta di paesaggio: i bianchi fiocchi librarsi nell’aria, gli alberi coi i loro secchi rami dai contorni sfumati, qualche volatile scampato in cerca di briciole.
In quel momento tutto tace, tranne il crepitare della fiamma.

G. ne approfitta per darsi una sistemata: Si mordicchia e lecca a intermittenza la coda.
C. acquattato, la testa poggiata sulle zampe anteriori, ha lo sguardo sonnolento rivolto verso il fuoco.
La loro padrona, Madame, è in cucina a preparare da mangiare.

C. sospira.
G. smette la sua toilette.

Si guardano:

G «Che hai, sei triste?»
C «Penso alla fugacità del tutto. Ora siamo qui insieme e chissà se rivedremo un nuovo giorno. Ogni minuto è prezioso e non tanto scontato come sembra.»
G «Pensa piuttosto a gustarti il momento, senza sprecarti in Se e Ma.
Madame sta preparandoci qualcosa di buono. Il resto non conta.»
C «Dici bene tu, però non ci riesco. E quella fiamma ipnotica mi cattura il pensiero, senza che io possa fermarlo. Che mai è la vita? Come classificarla?»
G. Sembra non udirlo intento com’é a continuare la sua operazione.
C «Se guardo l’acqua, e la tocco, la sento e la vedo così famigliare, cristallina, so della sua composizione chimica. Tuttavia non riesco a concepirne…l’essenza. Così è per l’aria e altre cose …fino ad arrivare al corpo e alla vita. Facile. Una persona viva si muove, parla, memorizza, fa di conto. Ma anche un robot può farlo! Vivere è pensare, avere coscienza. Quindi è altra cosa. Ma come spiegarla “quest’altra cosa”, questo Quid pluris? Ciò m’inquieta, razionalmente ed emotivamente.»
«Già, ragione e sentimento!» esclama G. interrompendo una leccata.
C «Cos’è che fa la differenza, dunque? Una sostanza? Un’energia? Naturale o soprannaturale? Quale Quid? Boh! Il corpo è dunque un burattino senza fili apparenti utilizzato da questo Quid? Sono perplesso, indeciso, insoddisfatto.»
G «(contento) Hai visto come mi sono lisciato bene? Ora sto a posto. Puliti ci si sente meglio. Ah, l’aspetto! Quello, si, che è importante! È come un passaporto universale:
“Men sana in corpore sano”. Altro che storie! Sai, io fremo: tra poco saremo a Natale e ci scambieremo i doni.»
C «Già vicini al Natale? Non ci avevo pensato. Gli anni volano più di chi ha le ali.
Allora sono ancora più triste.»
G «Ma dove vivi, bello mio! Ecco perché hai tutti ‘sti dubbi. E poi che è? Conti gli anni con il Natale?»
C «Per la nostra cultura è un evento fondamentale, segno d’amore e comunione. È il ritrovarsi con le persone care. E il ricordo di chi non c’è più e hai amato … è ancora più doloroso ed insopportabile. No, tanto dolore non si può giustificare, e non posso accettarlo. Deve esserci un perché, una ragione, e questa dev’essere quel Quid.
Altrimenti, che senso avrebbe nascere per poi morire? Ognuno con la sua storia che non può o non vuole dimenticare? Con la sua particolarità insostituibile.
Tutto per finire sottoterra con la nostra “carnaccia” e divenire cibo per i vermi?
O inceneriti, custoditi in urne da spargere al vento?
E perché questa idea d’infinito, unica, accumuna l’umanità da quando siamo o diventiamo? Così intrinseca al concetto dell’esistere, dell’esistenza, e quindi alla vita?»
G «Oh, basta, ti prego. Sei una lagna!»
C «Intanto questo è il primo Natale che il nostro padrone non è più con noi! Chissà come soffre Madame! Fingeremo di essere contenti?»
G «Si, perché comunque esistiamo, secondo i sensi, secondo quel che vuoi…e non è giusto struggerci. Tutto è un giro. È assurdo preoccuparsi di quando non si sarà. Così come non è giusto che chi rimane si metta a soffrire. Basta il ricordo e l’amore che ci portiamo dentro. Tu vorresti che un tuo caro soffrisse?»
C «Certo che no»
G «Allora chiudiamolo ‘sto cavolo di discorso.»
C «Sì, chiudiamolo. Ma mi è venuta in mente un’ipotesi sull’esistenza e l’essenza di quel Quid?»
G «Cioè?»
C «Credo proprio che si tratti dell’anima. Essa vaga finché non ha la possibilità di reincarnarsi.»
G «Quanto sei scontato. Hai scoperto l’acqua calda.»
C «E se ti dicessi della “personalità multipla”?»
G «Cominciamo ad offendere? Non sono schizofrenico!»
C «Sciocco. La personalità multipla non è schizofrenia. Ma diverse personalità che convivono in un unico corpo. I medici parlano di malattia, ma non è la prima volta che sbagliano, come non sarà l’ultima. La scienza non è infallibile, nemmeno sul concetto di morte. Figurati su altro. La personalità è vita. E la vita, prescindendo dalla meccanica, non può essere concepita senza quel Quid. Scontato quanto vuoi, la vita esclude la morte, quindi è eterna come il concetto di Anima. Nella personalità multipla ci potrebbero essere più vite-anime che convivono in un unico corpo e lottano per averne la supremazia. Anche il soprannaturale può sbagliare. Magari per sovraffollamento spirituale!»
G «E pure perché gli umani allettano, hanno più “optional”! Caro il mio cagnone anche nell’Aldilà si cerca sempre il meglio.»

Fuori nel frattempo è scesa l’oscurità.

Entra Madame:
«Bambini miei eccovi la pappa!»

G. Adempie da subito “all’esercizio delle sue funzioni” e inizia a distribuire onde tra le gambe della padrona.
C. invece se ne rimane al suo posto volando in profonde meditazioni.
G. per farlo riatterrare e non dar motivo di distrazione a Madame … di soppiatto gli punzecchia una chiappa. L’espediente sortisce il suo effetto.
C. guaisce, ma si scuote e segue G. alla refezione, non dimenticandosi di scodinzolare.





Dialogo tra un cane e un gatto testo di Bianca Lemmon
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